Bonus 4.0, la metà a tre filiere: alimentare, costruzioni, acciaio

Gli aiuti all’innovazione industriale premiano più di tutte le filiere dell’agroalimentare, delle infrastrutture, della siderurgia e dell’automazione. L’analisi sui crediti di imposta del piano Transizione 4.0, elaborata dal ministero delle Imprese e del made in Italy nel “Libro bianco Made in Italy 2030”, delinea per la prima volta una mappa precisa delle filiere più ricettive, che mostrano un maggior grado di assorbimento. Emerge un quadro in cui poche aree settoriali hanno impiegato una parte consistente delle agevolazioni, con i conseguenti riflessi in termini di investimenti.

L’agroalimentare è la filiera in cui il tiraggio è stato più elevato con poco più di 2 miliardi e 50 milioni di euro sui 10 miliardi di euro riferiti alle dichiarazioni dei redditi 2023, cifra comprensiva delle agevolazioni per l’acquisto di beni materiali e immateriali, ma anche delle attività in ricerca e sviluppo e in formazione. Staccato di poche decine di milioni di euro c’è il settore delle infrastrutture e costruzioni. In terza posizione, poi, la siderurgia e metallurgia con un totale di crediti d’imposta di 1,43 miliardi. L’automazione, intesa come tutte le aree della meccanica strumentale, fa segnare un ammontare di 664,7 milioni che sale a 1 miliardo e 180 milioni considerando anche i macchinari collocati in filiere specifiche. Le prime tre voci, dunque, assorbono da sole oltre la metà del totale delle risorse impiegate in un anno dallo Stato per i crediti d’imposta 4.0. Sommando anche l’automazione, si arriva a due terzi dell’ammontare. Una ripartizione che si può stimare abbia caratterizzato tutti gli anni del piano e che non sia troppo lontana dall’andamento dei crediti d’imposta di Transizione 5.0, il programma che è entrato successivamente in vigore affiancando agli obiettivi di digitalizzazione del 4.0 anche quelli di efficienza energetica.

Dietro alle quattro filiere di testa, a mostrare la capacità di assorbimento maggiore sono stati l’arredo/sistema casa e l’abbigliamento sistema/moda, appaiati con circa 675 milioni di crediti di imposta 4.0. Poi automotive e logistica integrata (563 milioni ciascuna), packaging (414 milioni), i servizi integrati (400 milioni), digitale e la microelettronica (346 milioni).

I rapporti di forza in valore assoluto cambiano di poco se si considerano invece gli aiuti di Stato ricevuti dalle singole filiere. Secondo gli ultimi dati disponibili del Registro nazionale degli aiuti, le 18 filiere produttive hanno ricevuto in un anno 17,7 miliardi di euro di incentivi pubblici che per le regole europee si configurano come aiuti di Stato. Rapportando gli aiuti al fatturato delle filiere emerge un incentivo medio pari a circa lo 0,5%, ossia poco meno di 5 milioni di euro ogni miliardo di euro di ricavi. In valore assoluto, sono sempre agroindustria e infrastrutture/costruzioni, in entrambi i casi con poco meno di 2,1 miliardi, e siderurgia/metallurgia (1,5 miliardi), i settori a più alto assorbimento, con l’inserimento tra loro anche della filiera dell’energia (poco meno di 1,9 miliardi). Ma, in proporzione al fatturato, stavolta gli equilibri appiano diversi rispetto alla graduatoria delle agevolazioni 4.0. E a beneficiare di una maggiore intensità di aiuti sono le industrie culturali e creative; l’economia blu e cantieristica; il turismo e il tempo libero; il packaging; l’economia dello spazio e della difesa.

È comunque il manifatturiero nel suo complesso ad aver guadagnato maggiore attenzione nelle politiche industriali degli ultimi anni. Dopo un forte calo della quota sul totale degli aiuti tra il 2020 e il 2021 (dal 29,3% al 16,8%), il manifatturiero ha riconquistato spazi fino a raggiungere il 36,1% nel 2023, il valore più alto degli ultimi cinque anni.

Contratti di sviluppo, il Mimit ripartisce le risorse Pnrr

Il ministero delle Imprese e del made in Italy ha rimodulato le risorse dell’investimento del Pnrr volto a sostenere investimenti delle imprese nel campo della transizione ecologica, delle tecnologie “net zero” e nelle catene di approvvigionamento strategiche. Con l’ultima revisione del Pnrr concordata con la Ue, le risorse sono salite da 3,5 a 3,9 miliardi di euro. Ora, con decreto ministeriale, il Mimit le ha così ripartite: 3,2 miliardi alle catene di approvvigionamento strategiche e 700 milioni alle tecnologie a zero emissioni nette. È stato inoltre introdotto un procedimento semplificato per la valutazione delle domande di agevolazione, presentate nell’ambito dello strumento dei contratti di sviluppo.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo piano del 4 febbraio 2026

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