I tax credit sono un po’ passati di moda, ma c’è un settore in cui continuano a crescere: quello dei bonus a prenotazione per gli investimenti nelle zone economiche speciali (Zes) e nelle zone logistiche semplificate (Zls). Nel 2024-25 le richieste per queste agevolazioni sono state pari a 6,7 miliardi di euro, a fronte di quasi 6 miliardi di stanziamenti (contando i 133 milioni aggiunti ex post per la Zes agricola dall’ultima manovra). Risorse che potrebbero crescere di altri 532 milioni, se tutte le aziende che l’anno scorso hanno chiesto il bonus per investire nella Zes unica del Mezzogiorno saranno in grado di ottenere l’extra-credito previsto dalla stessa legge di Bilancio 2026.
Torna così in auge una formula che pareva caduta in disuso tra il 2022 e il 2023, dopo l’esperienza dei micro-crediti nel periodo Covid (dalla sanificazione alle bici elettriche). Anzi, ora che la manovra punta sugli iperammortamenti, si può dire che la prenotazione è l’ultima modalità di utilizzo di uno strumento – il credito d’imposta – finito nel mirino anche per il rischio di frodi.
Il meccanismo della prenotazione prevede che sia l’agenzia delle Entrate a determinare, a posteriori, la percentuale effettiva del tax credit, incrociando le istanze ricevute e i fondi disponibili. Dal punto di vista dello Stato, c’è il vantaggio di stabilire a monte la spesa pubblica massima, tanto più apprezzato dopo la stagione dei costi “senza limiti” del superbonus. Per le imprese, invece, si tratta di fare i conti con un incentivo che – in linea di principio – può essere usato nel modello F24 più rapidamente rispetto alle maxi-deduzioni; ma con un importo che viene reso noto solo in un secondo tempo e che si rivela spesso inferiore a quello teorico previsto dalla legge.
Scorrendo i provvedimenti con cui le Entrate hanno fissato il valore effettivo di questi bonus, si vede che negli anni 2020-25 in 14 casi su 31 il credito è stato riconosciuto in misura piena, perché le prenotazioni non hanno esaurito i fondi. Mentre in altri 17 casi i contribuenti si sono dovuti accontentare di agevolazioni più magre, nonostante il Governo sia intervenuto a volte per aumentare la dote di qualche incentivo o spostare risorse non utilizzate. È accaduto da ultimo – come detto – per la Zes agricola: a fine anno la manovra di Bilancio ha aggiunto, a posteriori, 133 milioni al plafond di 50 milioni già disposto per gli investimenti realizzati dal 1°gennaio al 15 novembre 2025. Così da rideterminare in automatico al 58,7839% (micro, piccole e medie imprese) e al 58,6102% (grandi imprese) le percentuali che l’Agenzia aveva già calcolato e reso note il 12 dicembre scorso (15,2538 e 18,4805 per cento).
Per la Zes unica, invece, il contributo aggiuntivo 2025 stabilito dalla manovra è ancora “eventuale”. Alle aziende che hanno presentato la comunicazione integrativa tra il 18 novembre e il 2 dicembre 2025, il Fisco riconosce oggi il 60,3811% di quanto richiesto: le imprese potranno ottenere un 14,6189% in più – portando il bonus al 75% – solo se sugli stessi investimenti non hanno avuto il credito Transizione 5.0. Servirà un’istanza alle Entrate (nei termini fissati da un futuro provvedimento) e il contributo integrativo potrà essere usato dal 26 maggio al 31 dicembre 2026.
Calcolando i fondi extra per la Zes agricola, tradotti nel cassetto fiscale il 10 gennaio scorso, le prenotazioni riferite ai tax credit del 2025 hanno superato il plafond disponibile di circa 1,5 miliardi di euro. Ma la cifra potrebbe scendere a un miliardo se verrà pienamente sfruttata la dote extra di 532 milioni per la Zes unica.
L’eccesso di domanda è praticamente tutto imputabile alle zone economiche speciali. Mentre il bonus per le Zls – che aveva raccolto richieste per soli 870mila euro su 80 milioni nel 2024 – l’anno scorso ha visto sì un balzo delle prenotazioni a 47,7 milioni, ma è rimasto comunque lontano dall’esaurimento del plafond di 110 milioni. Anche per questo sarà interessante vedere i numeri del 2026, ora che la Zes unica è stata estesa a Marche e Umbria (già incluse nella Zls). Sempre nel 2026 bisognerà vedere anche come sarà disciplinato a livello di decreto attuativo il credito del 40% per gli investimenti 4.0 delle imprese agricole: lo stanziamento in manovra è di soli 2,1 milioni e senza nuovi fondi la ripartizione è inevitabile.
Come dimostrano tutti questi casi, non sempre il legislatore dimostra di avere le capacità di regolazione e previsione necessarie a gestire questa formula (si veda Il Sole 24 Ore del 24 febbraio 2025). Un esempio, piccolo ma recente, è il provvedimento con cui lo scorso 3 ottobre le Entrate hanno concesso in misura piena il credito d’imposta per la partecipazione a corsi di formazione sulla gestione dell’azienda agricola: la dote era “da microbonus” (2 milioni), ma le richieste si sono fermate sotto i 35mila euro.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 26 gennaio 2026