Per consentire l’accesso ai 4,1 miliardi di fondi previsti dalla sesta revisione del Pnrr e destinati a sostenere nuovi progetti per lo sviluppo dell’agrivoltaico, del biometano e delle comunità energetiche rinnovabili, saranno attivati contributi in conto capitale con la regia del Gse che dovrà stipulare, per ciascun programma di investimento, degli specifici accordi attuativi con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in modo da fissare requisiti e importi coperti dalle intese. Con gli operatori che avranno più tempo per la realizzazione dei progetti, mentre la società guidata da Vinicio Mosè Vigilante - che subentrerà al Mase nell’erogazione dei contributi - dovrà sottoscrivere con ciascun soggetto beneficiario i programmi di sovvenzione entro il prossimo 30 giugno «fino a concorrenza degli importi allocati per ciascun investimento». Sempre restando in campo energetico, viene poi istituito il Fondo nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico, con dotazione da un miliardo di euro, a valere sulle risorse del Pnrr e destinato prioritariamente a finanziare i progetti del cosiddetto Pnissi, il Piano nazionale degli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico.
Sono questi alcuni dei passaggi clou della bozza di decreto del Pnrr atteso sul tavolo di uno dei prossimi Cdm. Il provvedimento punta a mettere ordine nei sostegni pubblici in modo da assicurarne l’assegnazione entro la deadline massima del Pnrr (il 30 giugno). Per questo motivo, come detto, si prevede l’istituzione di specifici programmi di sovvenzione assegnati al Gse al quale spetterà gestire l’erogazione dei contributi. Entro 45 giorni dalla stipula degli accordi, la controllata del Mef dovrà poi adottare le regole operative in modo da fissare le modalità i termini di avanzamento fisico, procedurale e finanziario degli investimenti, ma anche prescrizioni volte a evitare l’allocazione infruttuosa delle risorse, compreso l’obbligo di avvio dei lavori entro un termine massimo dalla data di sottoscrizione dell’atto di concessione. Lo stesso Gse potrà inoltre anticipare i contributi attingendo ai fondi a sua disposizione, nel limite del 10% dell’ammontare complessivo dei programmi di sovvenzione.
La bozza di decreto autorizza inoltre il ricorso a risorse nazionali, fino a un massimo di 16 milioni di euro per il 2026 per far fronte agli impegni già assunti per la realizzazione degli interventi sull’utilizzo dell’idrogeno nei settori hard to abate, cioè quelli di difficili da decarbonizzare (dal cemento al vetro).
Quanto al nuovo Fondo per l’idrico, spetterà a Invitalia definire le regole d’ingaggio per l’accesso ai contributi a valere sul nuovo strumento. La cui messa a terra dovrà passare dalla sigla di una convenzione ad hoc tra la stessa Invitalia e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Primio piano del 16 gennaio 2026