«Partiamo nel 2026 con 400 milioni di finanziamenti europei da destinare alle imprese, tra contributi a fondo perduto e altri strumenti finanziari. A questi si aggiungono i 100 milioni ricevuti dal governo per la reindustrializzazione. In tutto, quindi, parliamo di 500 milioni. Ma posso già anticipare che questo è solo un punto di partenza. Nel corso dell’anno ci saranno delle novità». Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio e assessore allo Sviluppo economico, anticipa al Sole 24 Ore la strategia, a partire dal prossimo anno, per sostenere i comparti produttivi del territorio.
Intanto, Angelilli preannuncia che, tra le misure previste, nel primo trimestre 2026 sarà riproposto il fondo per la patrimonializzazione delle piccole e medie imprese: «Partiamo da 13 milioni, ma se la misura confermerà il suo successo siamo pronti ad alzare la dotazione».
C’è poi la partita della riprogrammazione di medio termine dei programmi regionali Fesr e Fse+. «Siamo stati tra i primi – dice la vicepresidente – a inviare la proposta a Bruxelles. Ora siamo in attesa della risposta. Parliamo di 236 milioni. Una parte importante sarà dedicata alla competitività delle imprese. A partire dai 30 milioni per i bandi della piattaforma Step», quelli per le tecnologie critiche ed emergenti, «che saranno aperti anche alle grandi aziende».
La Regione viene da due innalzamenti del rating da parte di Fitch e Moody’s. «Si tratta di una certificazione che abbiamo i conti in ordine – precisa la vicepresidente della Regione – e siamo più credibili anche agli occhi delle imprese che vogliono venire a investire da noi. Ma questo ci permetterà nel 2026-2027 anche di sbloccare 485 milioni di investimenti. Proprio in questi giorni l’assessore al Bilancio, Giancarlo Righini, presenterà la proposta per il loro utilizzo. Sicuramente non saranno finanziamenti a pioggia, ma mirati all’efficientamento del sistema regionale».
Intanto a gennaio partirà la Zona logistica semplificata, che interesserà prevalentemente le aree portuali e logistiche della regione, «garantendo alle imprese interessate un vantaggio competitivo con la semplificazione amministrativa e un credito d’imposta». Il 2026, poi, sarà l’anno del Rome Technopole, il centro che punta a diventare un riferimento per l’innovazione, la ricerca e la formazione nel Lazio, a cui partecipano le principali istituzioni, le associazioni di imprese, trenta grandi imprese e gli atenei e i centri di ricerca che si trovano nella regione. Proprio oggi, spiega Angelilli, «ci sarà la posa della prima pietra della nuova sede. Con l’apporto decisivo di Unindustria, sarà una infrastruttura di ricerca al servizio delle imprese, dove la Regione si impegna a investire fino a 25 milioni. Intanto, abbiamo istituito – precisa – un tavolo ufficiale di coordinamento a cui partecipano tutti gli attori interessati, per monitorare lo stato di avanzamento dei lavori, sia per il primo che per il secondo lotto, per individuare soluzioni tecniche e urbanistiche e poi per verificare le finalità di utilizzo degli spazi. Il nostro obiettivo è completare i lavori del primo lotto attorno alla fine del 2026».
Ci sono poi due capitoli su cui le imprese sono particolarmente attente: l’attuazione del Piano industriale del Lazio (proposto da Unindustria e fatto proprio dalla Regione e aperto poi al contributo degli altri attori del tessuto produttivo) e il Consorzio industriale del Lazio. «Il Piano industriale procede benissimo: abbiamo raggiunto l’obiettivo di investire 550 milioni nel 2025 per la competitività del territorio. Sul consorzio, abbiamo aperto – chiarisce Angelilli – un dialogo con tutti, guidato dal presidente della Regione Rocca. Il dibattito è in corso. Ci sarà una nuova legge e una nuova governance. Puntiamo a farne uno dei consorzi industriali più grandi e performanti d’Europa al servizio delle imprese, con semplificazioni e aree dedicate all’attrazione degli investimenti».
Ma Angelilli, che è stata anche europarlamentare, è pronta a portare a Bruxelles le istanze della regione in vista della discussione che a breve si aprirà per la prossima programmazione dei fondi europei 2028-2034: «Rivendichiamo un ruolo per il territorio, in primis per le imprese, le università a la ricerca. Non accetteremo derive burocratiche e una centralizzazione eccessiva dei fondi».
Il 2026 potrebbe anche essere l’anno della Riforma costituzionale di Roma capitale. «È strategica – sottolinea Angelilli –. Roma avrà più poteri e fondi. E questo permetterà a noi una gestione più razionale delle risorse per garantire un protagonismo maggiore alle altre province».
Fonte: Il Sole 24 Ore, Imprese e Territori del 19 dicembre 2025