Le politiche di coesione, ha sottolineato Sassi, «sono un pilastro fondamentale della Ue per ridurre le disparità territoriali, sostenere la convergenza e rafforzare la stabilità sociale e politica». In particolare per il mondo produttivo, ha aggiunto, coesione significa infrastrutture, innovazione, capitale umano, servizi: cioè creare le condizioni che permettono alle imprese di crescere e competere.
Di fronte alla proposta della Commissione per il prossimo Quadro Pluriennale Finanziario, la vice presidente Sassi ha esposto la sua preoccupazione per tre elementi chiave: l’accorpamento di Politica di coesione, Politica agricola comune, pesca e altre aree in un unico Piano di Partenariato nazionale e regionale; l’indebolimento del ruolo delle Regioni nella programmazione; la totale incertezza sulla ripartizione delle risorse. Per Sassi la fusione tra fondi strutturali, Pac e altri strumenti è un cambiamento di strategia che può ridurre drasticamente la capacità delle Regioni di supportare le politiche industriali sui territori. Inoltre la mancanza di allocazioni predefinite, sia tra Pac e Coesione che tra categorie di Regioni «crea un livello di imprevedibilità incompatibile con le esigenze di programmazione».
C’è quindi un duplice rischio: da un lato, una minore efficacia delle politiche territoriali, dall’altro un freno alla crescita delle imprese, che in molti casi trovano nella politica di coesione l’unica leva di sostegno agli investimenti. L’impianto, quindi, ha molteplici criticità strutturali, ha messo in evidenza Sassi, nonostante alcuni elementi positivi della proposta, come l’introduzione di un approccio basato sulla performance e una maggiore attenzione alla qualità della spesa.
La richiesta avanzata da Confindustria è di una separazione netta tra Politica di coesione e Pac, maggior chiarezza sulle quote di risorse destinate alla coesione e una maggiore autonomia regionale nella definizione degli interventi.
«Le imprese europee – ha concluso Sassi – devono far sentire la loro voce per assicurare che la coesione resti una leva di competitività e non una variabile residuale della politica di bilancio. Deve continuare a rappresentare un quadro di investimento stabile e a lungo termine, non uno strumento ricorrente per le risposte alle emergenze». L’invito della vice presidente alle istituzioni Ue è stato di «correggere la rotta» affinché il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale continui a garantire investimenti stabili e mirati nei territori, condizione essenziale per costruire crescita, opportunità e fiducia in tutta l’Unione europea.
LA RIFORMA
I rischi
Di fronte alla proposta della Commissione per il prossimo Quadro Pluriennale Finanziario, la vice presidente di Confindustria Sassi ha esposto la sua preoccupazione per tre elementi chiave: l’accorpamento di Politica di coesione, Politica agricola comune, pesca e altre aree in un unico Piano di Partenariato nazionale e regionale; l’indebolimento del ruolo delle Regioni nella programmazione; la totale incertezza sulla ripartizione delle risorse.
Le proposte
La richiesta avanzata da Confindustria è di una separazione netta tra Politica di coesione e Pac, maggior chiarezza sulle quote di risorse destinate alla coesione e una maggiore autonomia regionale nella definizione degli interventi
Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 3 dicembre 2025.