Alla fine, sui fondi di Transizione 5.0 per il 2025, emerge un soluzione a metà. Un decreto legge approvato ieri in consiglio dei ministri - dopo il vertice della mattina tra i ministri Adolfo Urso (Imprese e made in Italy), Giancarlo Giorgetti (Economia), Tommaso Foti (Affari Ue, Pnrr e coesione) e le associazioni delle imprese - fissa al 27 novembre lo stop alle prenotazioni per l’accesso ai crediti d’imposta del piano per il quale, inizialmente, era stata fissata la scadenza del 31 dicembre. Le imprese in coda, se hanno tutti i requisiti, saranno finanziate, assicurano i ministri. Ma non ci sono ancora coperture finanziare stanziate, l’impegno verrà trasformato in fondi solo una volta determinato il reale fabbisogno, alla chiusura della piattaforma del Gse (Gestore servizi energetici) fissata al 27 novembre. Le risorse andranno a quel punto formalizzate in Parlamento con un emendamento alla legge di bilancio.
Riassumendo, il 7 novembre una comunicazione del ministero per le Imprese e il made in Italy ha sancito l’esaurimento dei fondi a valere sul Pnrr per il 2025, scesi da 6,23 miliardi a 2,5 miliardi dopo la rimodulazione concordata con la Commissione europea. Le prenotazioni sono comunque andate avanti, creando una lista d’attesa che è cresciuta giorno dopo giorno. Siamo arrivati a quasi 15.700 richieste per 3,9 miliardi di euro totali (1 miliardo nel solo mese di novembre), quindi con un scoperto di 1,4 miliardi rispetto al tetto raggiunto il 7 novembre. E questo buco da coprire crescerà ancora fino al 27 novembre, con la promessa però dell’esecutivo di garantire tutti quelli che entro quella data avranno presentato la domanda secondo i requisiti, quindi con progetti a tutti gli effetti validi. Al momento, su 3,9 miliardi richiesti, gli investimenti già completati ammontano a 1 miliardo di euro. «Con la chiusura della piattaforma al 27 novembre - ha detto Urso - consentiremo agli imprenditori di completare la domanda e potremo arrivare a metà dicembre con una fotografia precisa dei fabbisogni, necessaria per programmare le coperture finanziarie con gli strumenti più adeguati. Nessuno verrà lasciato indietro». Il problema però è che il piano sarà chiuso ben prima della data originaria del 31 dicembre e molte imprese che avevano pianificato investimenti per la fine dell’anno (alcune di queste anche anticipando ordini ai fornitori) resteranno fuori dai giochi.
A ogni modo il primo passo, secondo il Mimit, è fare chiarezza sui progetti realmente in campo e a questo scopo il decreto richiede alle imprese che per precauzione hanno presentato domanda sia per gli incentivi 4.0 (nel frattempo arrivati a sfondare di 100 milioni il tetto di 2,2 miliardi) sia per quelli 5.0, di formalizzare una scelta.
Contemporaneamente il governo si è di fatto impegnato a migliorare il nuovo piano Transizione 5.0 che partirà nel 2026, inserito in legge di bilancio con una dote di 4 miliardi e la novità dell’iperammortamento che sostituisce i crediti d’imposta. Il ministero dell’Economia lavora per rendere la misura triennale arrivando fino al termine del 2028, anche se al momento il testo più definito è un emendamento alla manovra che la Lega, il partito del ministro Giorgetti, ha segnalato come prioritario e che allunga solo di tre mesi la scadenza per la consegna dei beni - da giugno a settembre 2027 - nel caso sia stato versato un acconto pari ad almeno il 20 per cento. Gli altri fronti su cui lavorano i ministeri - e anche in questo caso ci sono emendamenti della maggioranza - sono la semplificazione del processo di implementazione, con un emendamento che farà partire la misura direttamente il 1° gennaio 2026 senza passare per un decreto attuativo (si veda Il Sole 24 Ore del 6 novembre), e l’ampliamento dei beni strumentali ammessi alle agevolazioni includendo anche sistemi più evoluti che si basano su intelligenza artificiale, cybersecurity, cloud.
1. le domande - Garanzie sui fondi per una settimana
Dal 27 novembre lo stop alle prenotazioni per l’accesso ai crediti d’imposta del piano per il quale, inizialmente, era stata fissata la scadenza del 31 dicembre. Il governo promette l’accesso a tutte le imprese che entro quella data avranno presentato domande valide. Ma non ci sono ancora coperture finanziare stanziate dal governo, l’impegno verrà trasformato in fondi solo una volta determinato il reale fabbisogno, alla chiusura della piattaforma.
2. il nuovo piano - Pressing delle imprese per durata triennale
Contemporaneamente il governo si è di fatto impegnato a migliorare il nuovo piano Transizione 5.0 che partirà nel 2026, inserito in legge di bilancio con una dote di 4 miliardi e la novità dell’iperammortamento che sostituisce i crediti d’imposta. Sul tavolo del ministero dell’Economia è arrivata la richiesta di rendere la misura triennale arrivando fino al termine del 2028.
3. l’emendamento - Proroga per la consegna dei beni
Per quanto riguarda l’allungamento della durata del piano, al momento il testo più definito è un emendamento alla manovra che la Lega, il partito del ministro Giorgetti, ha segnalato come prioritario e che allunga solo di tre mesi la scadenza per la consegna dei beni - da giugno a settembre 2027 - nel caso sia stato versato un acconto pari ad almeno il 20 per cento entro il 31 dicembre 2026.
4. i beni agevolabili - Allargamento a AI e cybersecurity
Gli altri fronti su cui lavorano i ministeri - e anche in questo caso ci sono emendamenti della maggioranza - sono la semplificazione del processo di attuazione, per evitare ritardi rispetto alla partenza prevista per il 1° gennaio 2026, che sarebbero clamorosi visto il caos già in corso, e l’ampliamento dei beni strumentali ammessi alle agevolazioni includendo anche sistemi più evoluti che si basano di intelligenza artificiale, cybersecurity, cloud.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 21 novembre 2025