Partecipazione dei lavoratori con più fondi agli incentivi

Con uno stanziamento di 49 milioni anche nel 2026 verrà garantito un ammontare complessivo di 70 milioni al fondo con gli incentivi fiscali per le aziende che adottano modelli per la partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa.

Destinataria di uno degli emendamenti della maggioranza alla Manovra 2026 è la legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese, ispirata dalla proposta di legge popolare della Cisl, approvata a maggio, che ha avuto il pieno sostegno del governo, a partire dalla premier Giorgia Meloni. La leader della Cisl, Daniela Fumarola, in occasione dell’ultimo incontro tra governo e sindacati aveva sollecitato il rifinanziamento del Fondo anche per il 2026, e la richiesta sembra sarà soddisfatta, in vista della scadenza odierna per la presentazione degli emendamenti alla Manovra 2026 in commissione Bilancio al Senato.

La Commissione Bilancio tornerà a riunirsi per iniziare l’illustrazione degli emendamenti martedì prossimo, giornata in cui è prevista la scadenza per depositate gli emendamenti segnalati. I leader del centrodestra hanno in agenda un nuovo vertice, probabilmente giovedì prossimo, mentre Pd, M5S, Avs e Iv intendono presentare emendamenti comuni su temi come sanità, lavoro, sicurezza, fisco e salari.

Tra i correttivi candidati c’è anche l’intervento sull’oro da investimento. Con l’idea che nasce da Fi ed è condivisa anche dalla Lega di introdurre un affrancamento con un’aliquota agevolata del 12,5% o del 13% sull’oro da investimento (lingotti, placchette, monete) per chi non è in possesso di una documentazione relativa al costo o al valore d’acquisto. La misura punta a sbloccare quelle cessioni di oro, che magari arrivano da donazioni o eredità e per ora sono rimaste congelate davanti all’applicazione di una tassazione al 26% sull’intero valore dell’oro ceduto, anziché sulla sola plusvalenza effettivamente realizzata. Secondo le prime stime con un’adesione del 10% dei potenziali interessati entro il 30 giugno la misura potrebbe fruttare tra 1,67 e 2,08 miliardi. Risorse che potrebbero finanziare i correttivi alla Manovra, ma su cui si attende la valutazione del Mef.

Le priorità restano quelle anticipate nei giorni scorsi: dall’iperammortamento a regime all’allentamento della stretta sui dividendi su cui si profila una doppia soglia di partecipazioni (5% o 1,2 milioni). In cima alle priorità per Forza Italia (che rivendica un’«azione responsabile a tutele di famiglie e imprese, in pieno spirito di collaborazione con il Mef») e Lega c’è il dietrofront sull’aumento al 26% per la tassazione degli affitti brevi. E sempre in campo fiscale il tentativo che verrà fatto è quello di cancellare la stretta sulla compensazione dei crediti di agevolazione con contributi e premi assicurativi, che il testo del Ddl trasmesso al Senato mette in calendario dal 1° luglio 2026. Mentre Fratelli d’Italia spinge per una proroga e un allargamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.

Ieri sull’impianto della Manovra si è pronunciata la Conferenza delle Regioni che ha espresso «apprezzamento» ed ha chiesto almeno quattro interventi correttivi. La prima delle quattro proposte emendative votate all’unanimità riguarda la norma relativa al Fondo di anticipazione di liquidità: le Regioni chiedono di rivedere l’articolo 115 del Ddl Bilancio 2026, che «recepisce solo in parte la previsione condivisa in precedenza con il Governo», che avrebbe consentito di applicare ai bilanci di previsione delle Regioni interessate un risultato di amministrazione di 1.172 milioni. La seconda richiesta riguarda le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano, che chiedono che sia «ristorata» la perdita di gettito determinata dalla manovra fiscale 2025 e una riduzione del contributo richiesto dalla legge di bilancio per il 2026 in analogia con quanto accordato alle Regioni a statuto ordinario.

Sul fronte sanità, le Regioni chiedono maggiori spazi di flessibilità nella destinazione dei fondi stanziati, sostenendo che «una parte rilevante, oltre 1,450 miliardi, è già vincolata agli obiettivi di piano e ai rinnovi del Ccnl». Infine, la Conferenza all’unanimità chiede lo stralcio del Capo III con la «Definizione e monitoraggio dei livelli essenziali delle prestazione», sottolineando che, a pena di incorrere in profili di incostituzionalità, la definizione dei Lep è una competenza statale e deve trovare copertura finanziaria all’interno del bilancio statale.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 14 novembre 2025

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