Gli incentivi all’innovazione 4.0 e 5.0, i crediti d’imposta per la Zona economica speciale al Sud e l’Ires premiale sono dossier aperti in vista della definizione della prossima legge di bilancio. La conferma arriva dai rappresentanti di governo intervenuti ieri alla presentazione del Rapporto di previsioni del Centro studi Confindustria.
Adolfo Urso, ministro per le Imprese e il made in Italy, ricorda che c’è un lavoro in corso per varare una nuova misura che accorpi gli obiettivi di innovazione del piano 4.0 e quelli di efficienza energetica di Transizione 5.0, ma utilizzando risorse nazionali e quindi aggirando i paletti europei che hanno escluso dai crediti d’imposta 5.0 gran parte delle aziende dei settori energivori come siderurgia, industrie del vetro e della carta, cementifici. L’operazione in cantiere prevede un travaso di risorse: la rimodulazione del Pnrr servirà a coprire investimenti fatti sul vecchio 4.0 negli anni scorsi e le risorse nazionali che di conseguenza emergeranno saranno impiegate per la nuova agevolazione allo studio. Secondo le stime fornite da Urso, a fine anno saranno utilizzati in tutto 2,5 miliardi di euro dei 6,23 miliardi di Transizione 5.0 con un ritmo in forte accelerazione (300 milioni al mese) e superiore anche a quello che mise a segno il vecchio piano Industria 4.0 nel suo primo anno di vita. Riassumendo i numeri delle due revisioni del Pnrr - quella del 2023 e quella appena approvata dalla cabina di regia governativa - secondo Urso le risorse per il sistema delle imprese a titolarità del Mimit sono salite da circa 19 a 30 miliardi, più altri 5 miliardi gestiti dal ministero dell’Agricoltura.
Non anticipa numeri - ma a sua volta conferma l’intenzione di intervenire in manovra - Luigi Sbarra, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per il Sud. In questo caso sul tavolo c’è il credito di imposta per la Zona economica speciale. Sbarra conferma l’intenzione di confermare e se possibile innalzare con orizzonte pluriennale la dote della misura in scadenza il prossimo 15 novembre (per il 2025 erano appostati 2,2 miliardi e ora si ragiona sui 2,4-2,6 miliardi).
Il sottosegretario torna poi sulla controversa creazione del Dipartimento per il Sud presso la presidenza del Consiglio, che di fatto assorbirà i compiti dell’unità di missione per la Zes unica che viene soppressa. Con questa trasformazione - dice provando a rassicurare gli industriali che avevano mostrato una chiara perplessità - «intendiamo rendere strutturale, permanente il lavoro fin qui fatto dall’unità di missione». Una promessa di dare continuità a uno strumento che sta funzionando.
A Maurizio Leo, viceministro dell’Economia, tocca invece rilanciare sull’Ires premiale. «Noi la riduzione delle tasse la vogliamo perseguire - dice - la patrimonializzazione la vogliamo perseguire ma l’obiettivo finale è che questa sfoci in occupazione o investimenti. E questa è la strada sui cui ci siamo mossi per l’Ires, introdotta in maniera temporanea nel 2025. Il mio obiettivo, e vedremo se le risorse ce lo consentiranno, è non solo renderla strutturale ma anche semplificarne il meccanismo applicativo». Nel suo intervento, il sottosegretario al ministero dell’Economia Federico Freni, sottolinea l’obiettivo di creare condizioni sempre più allettanti perché le famiglie abbiano convenienza «ad investire i 1.500 miliardi di euro di risparmio privato».
Secondo Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, occorre delineare le priorità per la manovra: non solo la riduzione della pressione fiscale e gli incentivi agli investimenti, «ma anche una risposta concreta alle famiglie strozzate dal caro vita». Per Mario Turco, vicepresidente M5S, il sistema degli incentivi dovrebbe ripartire dall’Ace (l’aiuto alla crescita economica) e dagli incentivi all’innovazione e alla formazione.
Va oltre il dibattito sulla manovra italiana, invece, il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue Raffaele Fitto, e preannuncia che da questa settimana a fine anno arriveranno le proposte degli Stati membri e delle Regioni per la revisione intermedia dei fondi di coesione 2021-2027. Si tratta di uno snodo cruciale anche per l’Italia, come un’altra partita europea tuttora aperta: quella sull’auto. Urso parla di un’intesa con la Germania per rivedere le regole del Green deal sull’automotive, a partire dai veicoli commerciali.
Ieri il tema è stato tra quelli affrontati dalla premier Giorgia Meloni nell’incontro con il cancelliere Friedrich Merz, in vista della discussione sulle questioni climatiche prevista al Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 3 ottobre 2025