Innovazione sociale: l'accessibilità che crea impresa

A soli 29 anni, Marta Grelli è già una delle voci più autorevoli dell’innovazione sociale e dell’imprenditoria inclusiva in Italia. Consulente in materia di accessibilità, fondatrice della startup Travelin che semplifica la gestione dell’accessibilità per le aziende di tutto il mondo e impegnata nella promozione di una società più equa e accessibile, ha trasformato una visione in un progetto imprenditoriale capace di generare impatto concreto. Nel 2025 è stata nominata Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana per il suo impegno civile e sociale. In questa intervista a Telematica Italia racconta il suo percorso di giovane imprenditrice, le sfide dell’imprenditoria femminile e le opportunità che attendono le nuove generazioni che scelgono di fare impresa.

Marta Grelli, lei ha fondato Travelin in giovane età, trasformando un'idea ad alto impatto sociale in una realtà imprenditoriale concreta. Quali sono state le principali sfide che ha incontrato nei primi anni di attività e quali competenze ritiene indispensabili per chi vuole avviare una startup oggi?

“La sfida più grande è stata trasformare un tema percepito come valoriale in un prodotto misurabile. L'accessibilità viene spesso trattata come una dichiarazione di intenti, non come infrastruttura. Con Travelin abbiamo voluto costruire da zero un metodo: oggi lavoriamo con 160 algoritmi proprietari su cinque dimensioni, fisica, uditiva, visiva, intellettiva e alimentare, per rendere l'accessibilità un dato verificabile e non un'etichetta. Le competenze indispensabili, per chi comincia oggi, sono tre: rigore nel dato, perché senza numeri un'idea sociale resta una buona intenzione; capacità di parlare linguaggi diversi, quello degli investitori, quello delle istituzioni e quello del cliente finale; e resistenza, perché i primi anni chiedono di reggere il rifiuto molto più spesso del consenso”.

Travelin è oggi una delle startup italiane più innovative nel campo dell'accessibilità. Qual è il modello di business che avete sviluppato, quali servizi offrite alle imprese e quali risultati avete raggiunto finora?

“Travelin è una piattaforma B2B SaaS che misura e migliora l'accessibilità di strutture e territori turistici. Non certifichiamo, misuriamo: alle imprese offriamo un documento di accessibilità basato su dati verificati, che permette loro di comunicare in modo credibile a chi ha esigenze specifiche e, sempre più spesso, di rispondere a obblighi normativi e di reporting di sostenibilità. Grazie ai nostri algoritmi supportiamo le aziende clienti ad implementare la propria accessibilità tramite un percorso di miglioramento mirato che culmina nel contatto diretto con i migliori fornitori di servizi e prodotti di accessibilità. Ad oggi abbiamo superato le 700 strutture mappate con 7 clienti diretti tra imprese e territori. Ma il dato che mi interessa di più è un altro: ogni struttura è, grazie a noi, in grado di capire come essere più accessibile con step personalizzati e dati economici alla mano”.

Essere una giovane imprenditrice comporta spesso sfide aggiuntive, dall'accesso ai finanziamenti alla credibilità nei confronti di investitori e stakeholder. Qual è stata la sua esperienza e come è riuscita a superare questi ostacoli?

“La credibilità, all'inizio, non me la dava l'età. Me la dava il metodo. Ho imparato presto che con investitori e istituzioni la narrazione sociale apre la porta, ma è il dato che tiene la conversazione in piedi. Per questo abbiamo investito molto presto in una struttura di misurazione solida, prima ancora che nella comunicazione. L'accesso ai capitali resta un tema aperto per chi fa impresa a impatto in Italia, soprattutto nelle fasi iniziali. Quello che ha fatto la differenza per noi è stato costruire relazioni istituzionali di lungo periodo, con enti come ASviS e il Ministero del Turismo, che hanno dato a Travelin una legittimità che nessun pitch da solo avrebbe potuto costruire”.

Da giovane imprenditrice, ha mai percepito che essere donna rappresentasse un ostacolo nel dialogo con investitori, partner o istituzioni? Quanto è cambiato oggi il contesto per chi sceglie di fare impresa?

“Sì, l'ho percepito, soprattutto nei primi incontri, quando la competenza va dimostrata prima ancora di essere ascoltata. È una dinamica che conoscono bene molte imprenditrici della mia generazione, e che con i miei soci abbiamo affrontato insieme fin dall'inizio. Il contesto sta cambiando, ma non per inerzia: cambia dove ci sono reti che lo spingono a cambiare. Community come Forbes Under 30 o iniziative come il Women in Tech Europe Awards stanno costruendo visibilità e connessioni che dieci anni fa non esistevano”.

Guardando alla sua esperienza, quale messaggio vorrebbe trasmettere ai giovani che hanno un'idea innovativa ma temono di non avere le risorse economiche, le competenze o i contatti necessari per fare il salto verso l'imprenditoria?

“Nessuno parte con tutte le risorse. Io non avevo un network consolidato, non avevo capitali propri da investire, non avevo un'esperienza pregressa nel settore dell’imprenditoria. Quello che avevo era un problema reale da risolvere e la disponibilità a costruire, passo dopo passo, tutto il resto. Il consiglio che darei è di non aspettare di sentirsi pronti. Le competenze si costruiscono lavorando, i contatti si costruiscono chiedendo, le risorse si costruiscono dimostrando che l'idea funziona anche in piccolo, prima di chiedere a qualcuno di crederci in grande”.

Oggi Travelin è una realtà riconosciuta a livello nazionale e il suo percorso è diventato un esempio per molti giovani. Quali sono i prossimi obiettivi dell'azienda e quale futuro immagina per l'imprenditoria innovativa in Italia nei prossimi anni?

“I prossimi obiettivi di Travelin guardano in due direzioni. Da un lato la scalabilità della raccolta dati, dove tecnologie come il LiDAR sostituiranno progressivamente il rilevamento fisico tradizionale, rendendo la mappatura più veloce e più estesa. Dall'altro il posizionamento europeo: con l'entrata in vigore dell'European Accessibility Act, l'accessibilità smette di essere un'opzione e diventa un requisito normativo, e Travelin vuole essere lo strumento che permette alle imprese di rispondere a questo obbligo con dati solidi, non con dichiarazioni. Per l'imprenditoria innovativa italiana immagino un futuro in cui l'impatto sociale smette di essere considerato un settore a parte e diventa un criterio di valutazione trasversale, presente tanto nei bandi quanto nei board degli investitori. È la direzione in cui l'Europa si sta muovendo, ed è la direzione in cui continueremo a muoverci anche noi”.

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