Dalla ricerca alle imprese: Regione Lombardia punta sull'innovazione

L’innovazione torna al centro delle politiche regionali lombarde con la seconda edizione di “Collabora & Innova”, la misura con cui la Regione Lombardia punta a sostenere progetti strategici di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.

Il bando si rivolge a partenariati tra PMI, grandi imprese e organismi di ricerca, chiamati a sviluppare progetti ad alto contenuto innovativo nei principali ecosistemi individuati dalla Strategia di Specializzazione Intelligente 2021-2027: dalla salute alla sostenibilità, dalla manifattura avanzata alla mobilità intelligente, fino a cultura e connettività. Un intervento che punta a favorire la collaborazione tra mondo produttivo e ricerca, sostenendo investimenti in grado di generare nuovi prodotti, processi e opportunità di crescita per la Lombardia.

Ne parliamo con Alessandro Fermi, assessore regionale all’Università, Ricerca e Innovazione della Regione Lombardia, per approfondire obiettivi, opportunità e ricadute concrete della misura “Collabora & Innova” per imprese, territori e filiere strategiche lombarde.

Assessore Fermi, quali sono gli obiettivi strategici che Regione Lombardia intende raggiungere attraverso la seconda edizione di “Collabora & Innova”?

“La misura è volta a sostenere investimenti strategici per lo sviluppo di innovazioni di prodotto o di processo e a favorire la crescita competitiva attraverso il potenziamento della ricerca e innovazione per la maturazione tecnologica e il trasferimento tecnologico e delle conoscenze. Con questa nuova edizione di ‘Collabora & Innova’ rafforziamo uno degli strumenti più importanti per sostenere la competitività tecnologica del sistema economico e scientifico lombardo. Favorire, attraverso la realizzazione di grandi progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, partenariati tra imprese e mondo della ricerca significa creare le condizioni per sviluppare innovazioni strategiche e per rendere ancora più solido il nostro ecosistema dell’innovazione. È un investimento sulla qualità, sulla crescita e sulla capacità del territorio di anticipare le sfide future. I principali obiettivi strategici che si pone l’iniziativa sono dunque: promuovere relazioni tra imprese, università e centri di ricerca per la messa a sistema delle competenze strategiche e delle eccellenze per favorire il trasferimento tecnologico attraverso capitale umano altamente qualificato; sostenere investimenti strategici per lo sviluppo di innovazioni; favorire la crescita competitiva attraverso il potenziamento della ricerca e innovazione per la maturazione tecnologica e il trasferimento tecnologico e delle conoscenze”. 

Il bando prevede un investimento minimo pari a 3,5 milioni di euro. Non teme che questa soglia escluda le realtà più piccole, o è proprio una scelta deliberata di Regione Lombardia per stimolare esclusivamente aggregazioni di alto profilo tecnologico e impatto industriale?

“In realtà non si esclude nessuno. È vero che la misura intende sostenere gli investimenti di progetti complessi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale e che si parla di progetti strategici ‘di particolare valore aggiunto’, ma viene richiesta espressamente la collaborazione tra Pmi, grandi imprese e organismi di ricerca. Sono quindi benvenute anche le piccole e medie imprese, che possono prendere parte a partenariati anche con le grandi imprese e gli organismi di ricerca. Ricordiamo che la prima edizione di questa misura ha visto una grande partecipazione e ha finanziato ben 71 progetti (su 138 presentati con richieste di contributo tre volte superiori alla dotazione finanziaria della misura), coinvolgendo 395 soggetti tra imprese (anche piccole) e organismi di ricerca, con una dotazione complessiva di 156 milioni di euro”.

In questo bando gli organismi di ricerca non sono semplici consulenti esterni, ma partner strategici coinvolti direttamente nello sviluppo dei progetti. Quanto è importante oggi questo cambio di passo e quindi rafforzare il legame tra ricerca scientifica e imprese per creare innovazione stabile e valore concreto sul territorio?

“Gli organismi di ricerca per noi non sono meri fornitori ma apportano conoscenze e specifiche competenze specialistiche nel campo della ricerca industriale perché fanno parte dell’ecosistema dell’innovazione. Il loro contributo è dunque fondamentale. Gli enti di ricerca (come università, centri di ricerca pubblici e privati) svolgono un ruolo strategico per le imprese, agendo da acceleratori di innovazione e trasferimento tecnologico. La loro funzione principale è colmare il divario tra la ricerca tecnico-scientifica di base e l'applicazione industriale, aiutando le imprese a migliorare la propria competitività, supportandole a trasformare le idee innovative in soluzioni innovative concrete, prototipi e prodotti potenzialmente quasi pronti per essere immessi nel mercato. Essi mettono a disposizione laboratori attrezzati, strumentazioni di avanguardia e il know-how di ricercatori specializzati, che le imprese spesso non potrebbero sostenere internamente. Come è fondamentale questo cambio di passo, perché rafforzare il legame tra ricerca scientifica e imprese è uno dei fattori decisivi per creare innovazione stabile, competitività economica e sviluppo concreto sul territorio. Senza questo collegamento, molte scoperte restano nei laboratori e molte imprese faticano a innovare davvero e a restare attrattive e competitive nel mercato internazionale. In un contesto di competizione globale, queste istituzioni offrono competenze avanzate, infrastrutture tecnologiche e accesso a network internazionali che le singole aziende, specialmente le PMI, non potrebbero sviluppare internamente. La ricerca produce conoscenza, ma le imprese la trasformano in prodotti e servizi. È evidente che le aziende che collaborano con università e centri di ricerca innovano più rapidamente, accedono a competenze avanzate e sviluppano tecnologie innovative”.

Gli otto ecosistemi individuati spaziano dalla manifattura avanzata alla salute. La Regione Lombardia considera l’innovazione digitale come un upgrade tecnologico necessario o come il presupposto indispensabile per garantire la futura sostenibilità e competitività dei sistemi economici locali?

“Gli otto ecosistemi della Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) per la Ricerca di Regione Lombardia sono tutti intercettati dall’innovazione digitale e nelle 58 priorità regionali l’evoluzione dell’innovazione digitale è ampiamente sviluppata. Il bando di cui stiamo parlando, poi, richiede che i progetti presentati afferiscano specificatamente ad almeno una delle 58 priorità regionali. La posizione di Regione Lombardia in questo campo, dunque, è piuttosto chiara: l’innovazione digitale non è vista semplicemente come un ‘upgrade tecnologico’, ma come un presupposto strutturale e indispensabile per garantire nel tempo sostenibilità, competitività e qualità dei sistemi economici e scientifici locali. Nel Programma Strategico per la Semplificazione e la Trasformazione Digitale, la digitalizzazione viene integrata in modo trasversale nei processi della Pubblica Amministrazione, nei sistemi produttivi e nei servizi e nelle politiche economiche e sociali. L’obiettivo dichiarato è costruire una regione ‘più semplice, digitale e competitiva’, coinvolgendo tutti gli attori del territorio. Come indicato nell’ultimo aggiornamento della S3 di Regione Lombardia approvato a dicembre 2025 lo scenario di grande cambiamento che caratterizzerà il prossimo futuro, fa emergere chiaramente due sfide da affrontare, rispetto alle quali ricerca e innovazione giocano un ruolo cruciale: 1. Supportare la trasformazione industriale verso la transizione digitale e lo sviluppo sostenibile per cogliere in maniera più veloce e più efficace possibile i nuovi bisogni del cittadino 2. Aumentare la resilienza e la capacità di adattamento del sistema lombardo ai rapidi cambiamenti del contesto economico-produttivo e sociale per garantire la sicurezza e il benessere del cittadino. E le 58 priorità regionali rispondono a questa sfida”.

Considerando che le caratteristiche dei progetti implicano una procedura valutativa a graduatoria, quale elemento farà la differenza tra un progetto approvato e uno escluso, al di là del rigore dei parametri tecnici?

“Il bando richiede una soglia minima di valutazione tecnica dei progetti pari a 75 punti, ma sono state anche aggiunte delle soglie minime per alcuni criteri chiave per i quali è necessario raggiungere almeno la sufficienza da superare affinché i progetti possano essere finanziati. Questi criteri sono: coerenza degli obiettivi del progetto in termini di livello di misurabilità degli obiettivi e dei risultati attesi; congruità tra obiettivi dichiarati e piano di lavoro, coerenza dei tempi e dei costi di realizzazione rispetto alle attività di progetto; livello di innovazione dei contenuti progettuali rispetto allo stato dell’arte nazionale e internazionale; qualità tecnico-scientifica delle conoscenze e delle tecnologie che si intende apportare e delle soluzioni innovative che i proponenti intendono sviluppare nel progetto; rappresentatività, qualità della composizione e adeguatezza del partenariato e del capofila, nelle diverse fasi individuate per concorrere sinergicamente agli obiettivi e ai risultati attesi dal progetto; capacità economico-finanziaria; qualità tecnico-scientifica del team progetto”.

Secondo lei, quanto può incidere la finanza agevolata nel permettere alle aziende di innovare, crescere e trasformare idee progettuali in risultati concreti?

“La finanza agevolata può incidere in modo molto significativo sulla capacità delle aziende di innovare, crescere e trasformare idee progettuali in risultati concreti, spesso più di quanto si immagini. In molti casi rappresenta proprio il fattore abilitante che consente di passare da un’intuizione a un investimento reale, riducendo in modo sostanziale il rischio economico legato a progetti innovativi. Grazie a contributi a fondo perduto, crediti d’imposta o finanziamenti a condizioni vantaggiose, un’impresa può coprire una parte rilevante dei costi, arrivando anche a percentuali consistenti dell’investimento complessivo. Questo rende sostenibili iniziative che altrimenti verrebbero rimandate o scartate, soprattutto quando riguardano ambiti complessi e costosi come la ricerca e sviluppo, la digitalizzazione o la transizione sostenibile. Il bando ‘Collabora & Innova’ garantisce risorse a fondo perduto con una percentuale compresa tra il 40 e il 60 per cento rispetto agli investimenti ammessi, una quota massima del 40 per cento in anticipo (dietro presentazione di fideiussione nel caso di soggetti privati) e la parte restante a seguito di rendicontazione, ma ci sono altre misure regionali (per esempio nel mio assessorato ‘Ricerca & Innova) che danno agevolazioni attraverso strumenti finanziari combinati (contributo a fondo perduto e a rimborso), anticipando al momento della concessione fino all’80% dell’agevolazione concessa in modo da supportare ampiamente le imprese già nelle fase di avvio dei progetti. Le stesse poi avranno tempo dopo la conclusione dei progetti di restituire la quota a rimborso anticipata nei successivi 6 anni”. 

 

 

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