Con l’entrata in vigore della legge n. 171 del 18 novembre 2025, l’Umbria è entrata a far parte della ZES Unica, insieme alle Marche, aprendo nuove prospettive per lo sviluppo economico regionale. Per coordinare le attività legate a questa importante opportunità e favorire l’attrazione di investimenti, la Regione Umbria ha recentemente approvato l’istituzione dell’Unità di missione ZES Umbria, su proposta dell’assessore regionale allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti. Questa struttura tecnico-organizzativa ha il compito di mettere a sistema strumenti regionali, nazionali ed europei a sostegno delle imprese, promuovendo la competitività del territorio e accompagnando aziende e investitori nell’utilizzo delle agevolazioni offerte dalla Zona Economica Speciale. L’Unità fungerà da punto di raccordo tra la Regione, le istituzioni nazionali e gli altri soggetti territoriali, garantendo un’azione coordinata e mirata allo sviluppo di nuovi insediamenti produttivi, di innovazione e di occupazione. Nell’intervista, l’assessore Francesco De Rebotti ci racconterà come l’Unità di missione opererà sul territorio, quali strumenti saranno messi a disposizione delle imprese e quali strategie la Regione Umbria intende adottare per valorizzare al massimo le opportunità della ZES.
Assessore Francesco De Rebotti, che impatto concreto si aspetta dall’istituzione dell’Unità di missione ZES Umbria sulla capacità delle imprese del territorio di attrarre investimenti e crescere nel breve periodo?
“Con l'ingresso dell'Umbria nella ZES Unica si apre una fase nuova per le nostre imprese e per il nostro territorio. È giusto, però, partire da una lettura equilibrata del contesto: se siamo qui è perché l'Umbria deve essere considerata una regione in transizione, condizione che implica una contrazione economica strutturale che dura da vent'anni e che ci ha avvicinato, nei parametri, alle aree del Mezzogiorno. Non è un dato da nascondere: è il punto di partenza da cui costruire un percorso concreto di crescita e sviluppo. Ciò premesso, l'ingresso nella ZES, la Zona Economica Speciale già operativa dal 2024 per le otto regioni del Mezzogiorno, non è stato automatico: è il risultato di un lavoro politico preciso, portato avanti con determinazione dall’amministrazione, che ha riconosciuto nella ZES una leva straordinaria per rimettere in moto il territorio ed evitare che regioni limitrofe godessero di vantaggi economici che rischiavano di pregiudicare ulteriormente lo sviluppo regionale. Entrare nella ZES significa infatti accedere a un regime di incentivi fiscali, semplificazioni amministrative e strumenti di supporto agli investimenti e all’occupazione che prima non erano disponibili per le nostre imprese. È un cambio di condizioni, non un aggiustamento marginale. A livello nazionale esiste già una Struttura di missione ZES, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che coordina il Piano strategico nazionale, rilascia le Autorizzazioni Uniche e gestisce le opere PNRR di competenza. Quella è la struttura centrale. L'Unità di missione ZES Umbria, istituita dalla Giunta regionale con delibera n. 240 dell'11 marzo 2026 su mia proposta, è invece una struttura regionale, distinta e complementare, che ha il compito di raccordare la Regione con quel livello nazionale e di tradurre le opportunità della ZES in azioni concrete sul territorio. Concretamente, l’unità di missione riunisce le principali direzioni regionali coinvolte come Sviluppo economico, Programmazione e FESR, Governo del territorio e coordinamento PNRR, insieme ai referenti delle nostre agenzie operative: Sviluppumbria, Gepafin, ARPAL Umbria e Agenzia Umbria Ricerche. Non è un tavolo di consultazione: è una struttura operativa con funzioni precise e distinte. Promuove attivamente le opportunità ZES verso le imprese e gli investitori. Coordina l'integrazione tra strumenti regionali, nazionali ed europei per evitare sovrapposizioni e massimizzare la copertura. Gestisce i rapporti istituzionali con la Struttura di missione nazionale, partecipa alla Cabina di regia ZES istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e porta le istanze umbre nel processo di aggiornamento del Piano strategico nazionale. Monitora gli effetti delle misure con dati e report periodici, anche per poter dimostrare l'impatto reale degli investimenti attivati. E lavora sulla programmazione futura, supportando la Regione nella definizione delle aree ammissibili ai benefici ZES in coerenza con la normativa europea, inclusa la partita ancora aperta sulla revisione della Carta degli aiuti di Stato. L'impatto atteso nel breve periodo è su più livelli. Primo, una maggiore e più capillare diffusione delle informazioni: le imprese umbre, specialmente le PMI, hanno difficoltà a orientarsi nel panorama degli incentivi disponibili, e questo si traduce in mancato accesso a risorse che invece spettano loro. Secondo, una migliore qualità delle domande presentate, che si traduce in un tasso più alto di accesso effettivo agli incentivi. Terzo, e questo è il punto politicamente più rilevante, la capacità di attrarre nuovi investimenti dall'esterno del territorio, perché la ZES non è solo uno strumento per le imprese già insediate: è un segnale di apertura che deve raggiungere chi ancora non ha guardato all'Umbria come possibile destinazione. Per rendere tutto questo concreto e capillare, l'Unità di missione si farà promotrice di un ciclo di seminari informativi e formativi rivolti ai Comuni, agli ordini professionali e alle associazioni di categoria. L'obiettivo è costruire una rete diffusa di soggetti competenti sul territorio con amministratori locali, associazioni di categoria, ordini di professionisti, consulenti d'impresa, che siano in grado di orientare le imprese nella direzione giusta sin dal primo contatto. La ZES funziona solo se chi sta vicino alle imprese la conosce bene quanto chi la gestisce a livello regionale. L'Unità di missione ZES Umbria è quindi una vera e propria azione di rafforzamento per massimizzare l'opportunità di essere parte della ZES Unica. È bene dirlo con chiarezza: gli stanziamenti nazionali vengono ripartiti tra le regioni in base alle domande presentate. Ogni euro di credito d'imposta che un'impresa umbra non richiede è una quota di risorse che va a beneficio di altri territori. L'Unità di missione serve anche a garantire che l'Umbria si presenti preparata, organizzata e competitiva”.
In termini concreti, quali saranno i tempi e le modalità operative con cui un’impresa potrà accedere ai benefici della ZES Umbria? È prevista l’attivazione di uno sportello unico o di procedure realmente semplificate? Se sì, come funzioneranno operativamente e quali saranno i passaggi che le imprese dovranno seguire per fruire concretamente dei benefici e delle semplificazioni?
“Prima di rispondere sul ‘come’, è necessario fare una distinzione che spesso viene trascurata ma che è, al contrario, fondamentale per le imprese: nella ZES non tutti gli strumenti hanno lo stesso perimetro territoriale, e confonderli genera aspettative sbagliate. La semplificazione amministrativa tramite l'Autorizzazione Unica ZES vale su tutto il territorio regionale, senza distinzioni tra Comuni. Qualsiasi impresa umbra che voglia avviare, ampliare o trasformare un'attività produttiva può già oggi presentare istanza attraverso lo Sportello Unico Digitale ZES, accessibile tramite il portale impresainungiorno.gov.it e ottenere in un unico provvedimento tutti i titoli abilitativi necessari, sostituendo una molteplicità di procedimenti separati presso diverse amministrazioni. Il tempo medio di conclusione del procedimento è di 60 giorni, spesso inferiore per le istanze più lineari. Questo vantaggio è immediato, disponibile oggi, per tutte le imprese umbre. Il credito d'imposta sugli investimenti produttivi ha invece un perimetro più limitato: si applica nei 37 Comuni della Regione individuati dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022–2027, ai sensi dell'art. art. 107, par. 3, lett. c) TFUE. L'intensità dell'agevolazione è differenziata per dimensione d'impresa (35% per le micro e piccole, 25% per le medie, 15% per le grandi), per investimenti ammissibili compresi tra 200mila e 100 milioni di euro. Le spese ammissibili riguardano soprattutto l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature ma anche di immobili e terreni entro certi limiti. L'accesso avviene tramite l'Agenzia delle Entrate, con un meccanismo in due fasi: prima la prenotazione delle risorse, poi la conferma degli investimenti effettivamente realizzati. Sul fronte dell'occupazione, la ZES offre un terzo pilastro di agevolazioni concreto e immediatamente accessibile. Il Bonus assunzioni ZES prevede per i datori di lavoro privati un esonero contributivo fino al 100%, con un massimo di 650 euro mensili per lavoratore per 24 mesi, per assunzioni a tempo indeterminato. Inoltre, alle imprese che operano nelle aree ZES si aggiungono condizioni rafforzate anche su incentivi di carattere generale, come il bonus giovani e il bonus donne. Su alcune di queste misure attendiamo ancora le circolari INPS con le istruzioni operative complete, ma è evidente che questo impianto normativo rappresenta un vantaggio competitivo diretto sul costo del lavoro, che si aggiunge agli incentivi fiscali sugli investimenti e alla semplificazione amministrativa, rendendo la ZES uno strumento davvero integrato a supporto della crescita delle imprese. In questo quadro articolato, l'Unità di missione regionale può influire significativamente, tenendo aggiornate le imprese sulle varie opportunità e favorendo un utilizzo di questi strumenti che sia integrato e calato sulle loro esigenze”.
Come intendete tradurre il coordinamento tra strumenti regionali, nazionali ed europei in vantaggi tangibili per le PMI, ad esempio su credito, fiscalità o riduzione dei costi burocratici? In particolare, è previsto un apposito stanziamento regionale per rafforzare la copertura economica del credito d’imposta ZES?
“Il coordinamento non è una parola d'ordine: è il cuore della sfida. La ZES non funziona da sola, funziona se inserita in un sistema di politiche coerenti. E qui l'Umbria ha una specificità che va valorizzata: siamo una regione dove le PMI rappresentano l'ossatura del sistema produttivo, e molte di esse hanno bisogno di misure differenziate e di accompagnamento qualificato per accedervi. Sul piano operativo, l'obiettivo dell'Unità di missione è costruire un sistema integrato che metta a rete il credito d'imposta ZES, il PR FESR Umbria 2021-2027, il Fondo sviluppo e coesione, i contratti di sviluppo e gli altri strumenti nazionali, evitando sovrapposizioni e massimizzando la copertura complessiva. Una PMI che investe 500mila euro, ad esempio, può accedere al credito d'imposta ZES per la quota fiscale e affiancare un contributo a fondo perduto regionale per la componente di innovazione, costruendo un progetto integrato che abbia un impatto sulla produttività di medio-lungo periodo. Quanto agli stanziamenti regionali aggiuntivi: la Legge di Bilancio 2026 ha già previsto risorse significative a livello nazionale (2,3 miliardi per il 2026, un miliardo per il 2027, 750 milioni per il 2028), ripartite tra le regioni in base alle domande. La nostra priorità immediata è massimizzare l'accesso a queste risorse nazionali ma anche l’integrazione con gli interventi già previsti dal nostro PR FERS, rispetto ai quali verranno pubblicati molteplici bandi tra il 2026 e il 2027. Parallelamente, stiamo valutando come poter rafforzare la complementarietà degli incentivi anche in termini territoriali, in particolare con eventuali interventi per le imprese che non rientrano che operano in Comuni non ancora coperti dalla Carta degli aiuti a finalità regionale. È un'agenda aperta, che intendiamo definire con concretezza nei prossimi mesi”.
Sul fronte attrazione investimenti: quali settori produttivi saranno prioritari e quali incentivi concreti rendono oggi l’Umbria competitiva rispetto ad altre aree ZES in Italia?
“Partiamo da un dato di contesto che spesso viene sottovalutato: l'Umbria non è una regione in declino che cerca un salvagente. È una regione che ha subito una contrazione economica strutturale negli ultimi vent'anni (lo dicono i dati SVIMEZ) ma che ha un tessuto produttivo di qualità, competenze consolidate e una posizione geografica che, nel nuovo scenario geopolitico di accorciamento delle supply chain globali, torna ad essere un vantaggio strategico. Essere al centro del Paese, a metà strada tra il sistema manifatturiero del Nord e i porti del Mezzogiorno, non è un caso: è una rendita di posizione che finalmente possiamo valorizzare. I settori su cui puntiamo con più determinazione sono quelli dove l'Umbria ha già una specializzazione riconoscibile: la chimica e la farmaceutica, con una filiera ben insediata e orientata all'export; l'agroalimentare e l'agroindustria di qualità, con produzioni d'eccellenza che hanno mercato internazionale; l'aerospazio, l’e-mobility e più in generale la meccanica avanzata, nonché il turismo culturale e ambientale, che è un moltiplicatore di altri settori. Sul fronte della competitività, dobbiamo essere onesti: le percentuali del credito d'imposta in Umbria sono inferiori rispetto alle regioni del Mezzogiorno originarie della ZES, perché il nostro è un territorio classificato come regione in transizione e non in ritardo di sviluppo. Questo significa che il vantaggio competitivo dell'Umbria non può giocarsi sul terreno delle aliquote, ma su quello che il territorio sa offrire concretamente: costi insediativi contenuti, una qualità e un costo della vita che rappresentano un fattore di attrazione reale per talenti e investitori, e un ecosistema di ricerca e innovazione che negli ultimi anni, anche grazie al PNRR, si è arricchito di centri di ricerca e strutture di trasferimento tecnologico avanzato che prima non esistevano. Ma c'è un elemento in più che mi preme sottolineare e che ritengo il vero elemento distintivo dell'Umbria nel panorama ZES nazionale: la dimensione. L'Umbria è la regione più piccola della ZES unica, un sistema produttivo coeso, una rete istituzionale dove i soggetti si conoscono e possono dialogare rapidamente. Questo non è un limite: è una condizione favorevole alla sperimentazione. Possiamo testare modelli di integrazione tra incentivi nazionali e strumenti regionali, costruire filiere corte tra centri di ricerca e imprese, attivare processi di accompagnamento agli investimenti con una velocità e una prossimità che le grandi regioni non riescono a garantire. Se un investitore ha un problema, in Umbria il sistema si muove insieme e questo vale quanto un punto percentuale di credito d'imposta in più. Su questo terreno si inserisce una priorità che stiamo costruendo con crescente convinzione: una politica strutturata di attrazione degli investimenti esteri e extraterritoriali. L'Umbria ha le condizioni per essere appetibile non solo per le imprese già presenti sul territorio, ma per investitori che vengono da fuori (dall'Italia e dall'estero) e che cercano un contesto stabile, accessibile, con costi competitivi e un'amministrazione in grado di accompagnarli. La ZES è lo strumento abilitante; il lavoro che stiamo impostando, anche con la creazione di una piattaforma ad hoc che faciliti l'individuazione delle opportunità insediative disponibili sul territorio, è quello di trasformare queste condizioni in un'offerta regionale riconoscibile e proattiva, capace di intercettare capitali che altrimenti andrebbero altrove. È un percorso che richiede visione, strumenti e coordinamento: stiamo lavorando perché l'Umbria sia pronta a cogliere questa opportunità con la serietà e la determinazione che merita”.