Discriminazioni, Peradotto (Unar): "Contaminare esperienze e costruire reti"

L'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali a difesa delle differenze) ha pubblicato l’avviso nazionale per la XXII Settimana di azione contro il razzismo, in programma dal 14 al 22 marzo 2026. L’iniziativa, parte del Piano Nazionale contro il razzismo, sostiene progetti innovativi che promuovano una cultura dell’inclusione attraverso attività educative, culturali, artistiche e sportive.

Il bando è rivolto alle associazioni e agli enti iscritti al Registro Unar, riconosciuti per il loro impegno nella lotta alle discriminazioni. I progetti dovranno essere realizzati durante la Settimana e contribuire alla diffusione di una narrazione positiva delle diversità, con particolare attenzione ai giovani e alle persone con background migratorio.

Le proposte sono state valutate per qualità, capacità organizzativa, coinvolgimento della cittadinanza e impatto comunicativo. L’avviso ha previsto complessivamente 350.000 euro a sostegno di iniziative locali, territoriali e nazionali.

Telematica Italia ha intervistato il direttore dell'Unar, Mattia Peradotto, per comprendere meglio il valore strategico di questo bando e il ruolo delle politiche di inclusione nel rafforzare la società civile e il terzo settore.

Direttore Peradotto, come si inserisce la XXII Settimana di azione contro il razzismo nella missione complessiva dell’UNAR di promuovere l’uguaglianza e contrastare ogni forma di discriminazione?

“La Settimana di azione contro il razzismo rappresenta uno degli strumenti più consolidati e, allo stesso tempo, più dinamici dell’azione dell’Unar. Si inserisce pienamente nella nostra missione istituzionale di prevenzione delle discriminazioni, affiancando alle attività di tutela e rimozione degli episodi discriminatori un lavoro culturale capillare e di lungo periodo.
Attraverso la Settimana, l’Unar promuove una mobilitazione diffusa dei territori, valorizzando il ruolo delle associazioni e delle comunità locali nel costruire una cultura della parità di trattamento che non sia solo affermazione di principi, ma pratica quotidiana”.

Qual è, secondo lei, il valore aggiunto che bandi come questo generano per la società civile, soprattutto nel favorire iniziative innovative di inclusione?

“Il valore aggiunto sta innanzitutto nella capacità di attivare energie che spesso rimangono ai margini dei circuiti tradizionali di finanziamento pubblico. Bandi come questo consentono di intercettare progettualità sperimentali, radicate nei contesti locali, capaci di parlare linguaggi nuovi, dall’arte allo sport, dall’educazione informale alla comunicazione digitale.
In questo senso, l’Unar non si limita a sostenere iniziative, ma svolge una funzione di abilitazione: crea le condizioni affinché la società civile possa innovare, contaminare esperienze e costruire reti, contribuendo in modo concreto alla prevenzione delle discriminazioni”.

Perché è così importante coinvolgere attivamente associazioni ed enti nella realizzazione di progetti durante la Settimana contro il razzismo?

“Perché il contrasto al razzismo e alle discriminazioni non può essere affidato esclusivamente all’intervento istituzionale. Le associazioni e le comunità rappresentano il presidio fondamentale di prossimità, capace di intercettare bisogni, linguaggi e sensibilità che spesso sfuggono ai livelli centrali. Coinvolgerle significa rafforzare una governance partecipata delle politiche antidiscriminatorie e riconoscere che la promozione dell’uguaglianza è un processo condiviso, che richiede corresponsabilità e continuità nel tempo”.

In che modo la finanza agevolata può diventare una leva strategica per sostenere in modo continuativo gli enti del terzo settore impegnati nel contrasto alle discriminazioni?

“La finanza agevolata può diventare una leva strategica se viene concepita non come intervento episodico, ma come parte di una programmazione strutturata. Questo significa accompagnare gli enti non solo nell’accesso alle risorse, ma anche nel rafforzamento delle competenze progettuali, amministrative e comunicative. L’obiettivo è consentire al Terzo settore di consolidare le proprie attività, riducendo la frammentazione e favorendo la sostenibilità delle azioni nel medio-lungo periodo”.

In base alla sua esperienza, quali sono le principali difficoltà che gli enti del terzo settore incontrano nell’accedere a finanziamenti pubblici?

“Le difficoltà riguardano spesso la complessità delle procedure e la capacità di rispondere a requisiti amministrativi stringenti, che possono penalizzare le realtà più piccole o meno strutturate. A questo si aggiunge, talvolta, una difficoltà nel misurare e comunicare l’impatto delle attività svolte. Per questo l’Unar lavora anche sul fronte della costruzione di reti e dell’accompagnamento, nella consapevolezza che investire sulla capacità degli enti significa investire sull’efficacia complessiva delle politiche pubbliche”.

Direttore, quali caratteristiche rendono un progetto particolarmente efficace nel contribuire alla costruzione di una narrazione positiva delle diversità, soprattutto per le giovani generazioni?

“Un progetto efficace è innanzitutto autentico: nasce dall’ascolto dei contesti e coinvolge direttamente i destinatari, in particolare i giovani, come protagonisti e non come meri beneficiari. È fondamentale, inoltre, che sappia utilizzare linguaggi contemporanei e strumenti capaci di generare identificazione, superando approcci retorici o moralistici. La narrazione positiva delle diversità si costruisce mostrando esperienze concrete di inclusione, cooperazione e cittadinanza attiva”.

L’avviso richiama l’importanza dell’impatto comunicativo: quali strategie ritiene oggi più potenti per sensibilizzare la cittadinanza sui temi dell’inclusione e della lotta al razzismo?

“Oggi le strategie più efficaci sono quelle che combinano dimensione digitale e presenza territoriale. I social media, se usati in modo responsabile, possono amplificare messaggi positivi e raggiungere pubblici molto ampi, soprattutto giovani. Al tempo stesso, resta centrale il valore degli eventi in presenza, delle attività nelle scuole, nei quartieri, nei luoghi di aggregazione. La comunicazione funziona quando riesce a creare relazione e riconoscimento, non solo visibilità”.

Guardando al futuro, come vede evolvere il contributo di iniziative come questa nel consolidare il sistema nazionale di prevenzione e contrasto a razzismo, xenofobia e intolleranza?

“Iniziative come la Settimana di azione contro il razzismo contribuiscono a costruire un ecosistema stabile di prevenzione, in cui istituzioni, società civile e territori lavorano in modo coordinato. Nel futuro, il loro ruolo sarà sempre più quello di laboratorio: spazi in cui sperimentare pratiche, testare modelli replicabili e rafforzare una cultura della parità di trattamento capace di incidere sulle politiche pubbliche e sul tessuto sociale del Paese”.

UNAR

Unar è l’Ufficio deputato dallo Stato a garantire il diritto alla parità di trattamento ed è stato istituito nel 2003 in attuazione della direttiva europea 2000/43/CE. È l’organismo incaricato di garantire la parità di trattamento per tutte le persone, indipendentemente da origine etnica o razziale, età, religione, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità. L’Unar opera, in piena autonomia di giudizio e condizioni di imparzialità, all’interno del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Svolge attività di monitoraggio dei fenomeni discriminatori, elabora proposte e soluzioni, promuove una cultura del rispetto dei diritti umani e offre assistenza concreta alle vittime.

LA MISSION DI UNAR

L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali garantisce l’applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone e contrasta il diffondersi di fenomeni discriminatori, assistendo le vittime, controllando l’efficacia degli strumenti di tutela esistenti e analizzando le forme e le dinamiche di manifestazione del fenomeno.

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